HomeOdontoiatria PediatricaEruzione denti: quando preoccuparsi per i dentini che non spuntano?

Eruzione denti: quando preoccuparsi per i dentini che non spuntano?

L’eruzione dei denti o la loro permuta, cioè quando i denti decidui lasciano spazio a quelli permanenti, sono fasi che spesso preoccupano i genitori, spaventati che questi passaggi avvengano in ritardo o in modo irregolare nella vita del bambino. Nella maggior parte dei casi non si evidenziano particolari problematiche: ogni bambino è unico ed è normale che sussistano differenze nella sequenza di eruzione dei dentini.

L’età dentale è specifica per ognuno e non sempre coincide con l’età anagrafica o con quella scheletrica (che corrisponde alla crescita in altezza), ma dipende dalla velocità con cui si formano le corone e le radici dei denti all’interno dell’osso: per questo motivo sia nella fase di eruzione della dentizione decidua, sia all’inizio della permuta dentale viene indicato un range di tempo all’interno del quale avviene la comparsa degli elementi dentari.

È possibile, dunque, trovare neonati nei quali il primo dente da latte compare a 4 mesi e altri in cui bisogna aspettare il compimento del primo anno di età, oppure bambini che iniziano la scuola elementare avendo già cambiato gli incisivi e bambini che in seconda elementare hanno ancora tutti i denti da latte.

Dentizione tardiva nei bambini: quando effettuare la visita dal dentista?

Dal momento che esiste una variabilità individuale nell’eruzione dei denti, è importante effettuare comunque una prima visita dal dentista intorno ai 3-4 anni di età, perché esistono situazioni che necessitano di un monitoraggio a lungo termine o che richiedono un intervento terapeutico immediato e, per questo motivo, risulta essenziale individuare le situazioni che possono essere al di fuori di un quadro clinico fisiologico.

A seconda delle problematiche riscontrate, il pedodontista (ossia il dentista che ha una competenza specifica per curare i bambini) potrebbe consigliare una visita ortodontica oppure controlli periodici con frequenza variabile (trimestrale, semestrale, annuale), in base al caso specifico. Di solito, tra i 6 e gli 8 anni, è comune prescrivere una radiografia (endorale o ortopantomografia), per valutare se esistono criticità nella permuta dentale che non sono visibili con il solo esame clinico. A questa età, infatti, le gemme dei denti permanenti, fatta eccezione per quelle dei terzi molari, sono già visibili ed è possibile avere un quadro completo della formula dentaria del bambino e del rapporto tra i denti e le strutture circostanti.

Eruzione dentale: quali sono le anomalie più ricorrenti?

Le principali anomalie correlate all’eruzione dei denti decidui o permanenti sono:

  • il ritardo di eruzione dei denti da latte – considerato tale se a 18 mesi non è ancora presente in arcata alcun dente da latte. Nella maggior parte dei casi la causa è genetica, ma questa problematica viene riscontrata anche nei bambini che nascono prematuri o sottopeso, che hanno problemi di tipo nutrizionale o endocrino o che sono stati sottoposti a terapie antitumorali. È una condizione che richiede un attento monitoraggio nel tempo: talvolta, infatti, il bambino può riscontrare difficoltà nell’avere una dieta equilibrata, non riuscendo a masticare cibi di maggiore consistenza;

  • anomalie di forma e struttura dell’elemento dentale – includono tutte quelle condizioni in cui i denti possono nascere con una morfologia particolare, più piccoli (microdontici o conoidi), più grandi (macrodontici) oppure di forma anomala (dens in dente, dilacerazione). Di solito si tratta di anomalie dovute a eventi traumatici, che possono interessare i denti o il tessuto circostante, a infezioni, ad alterazioni congenite o a danni provocati da radiazioni o chemioterapia;

  • anomalie di numero – si verificano quando è presente una variazione nella formula dentaria, ossia nel numero di denti presenti. Se all’interno della bocca vi sono denti in eccesso si parla di denti sovrannumerari, se manca almeno un dente si parla di agenesia;
agenesia
Esempio di agenesia
  • inclusione dentaria – questa condizione si verifica quando il dente non riesce a erompere o lo fa in parte, restando “incluso” all’interno del contesto della gengiva o più in profondità nel contesto osseo. Si tratta di una problematica piuttosto comune (può interessare anche il 25-50% della popolazione) ed è spesso causata da una mancanza di spazio all’interno della bocca, da anomalie nella posizione dei denti, dalla presenza di elementi che ostacolano il tragitto di eruzione del dente quali denti sovrannumerari, cisti e tumori e da cause genetiche. Gli elementi dentari che statisticamente presentano un rischio di inclusione più alto sono: canini, terzi molari e incisivi superiori.
canino incluso
Esempio di canino incluso
  • La trasposizione – è una condizione rara (0,3-0,4%), su base genetica, che consiste nell’inversione della posizione parziale o totale di due denti. Più di frequente si osserva il canino superiore trasposto con il premolare.
trasposizione
Esempio di trasposizione
  • Anomalie di permuta – includono tutte quelle situazioni in cui il processo di permuta dentale non avviene in modo fisiologico e quindi il dente da latte rimane in arcata oltre il tempo cronologico corretto. Questa condizione può avere diverse cause:
  1. la presenza di un’anchilosi del dente deciduo (quando c’è una fusione tra l’osso e il dente e, dunque, la crescita del dente risulta bloccata);
  2. la mancanza congenita del dente permanente (agenesia);
  3. quando la radice del dente deciduo non viene riassorbita nel modo corretto dal dente permanente sottostante. In condizioni fisiologiche normali, infatti, il dente permanente dovrebbe iniziare il suo movimento verso l’alto, per erompere nel cavo orale una volta formata la sua radice.

In alcuni casi, attraverso un esame radiografico, si può notare che il dente non è erotto in arcata pur avendo completato il suo sviluppo radicolare: il dente da latte, quindi, rimane ritenuto o incluso e cioè si trova interamente nella gengiva invece che fuoriuscirne in parte. Sono questi i casi in cui è importante intercettare il problema e procedere rapidamente con l’estrazione del dente deciduo, per facilitare l’eruzione del dente permanente ed evitare di intervenire successivamente con procedure più complesse e invasive.

Dentizione in ritardo: che cosa fare per i dentini che non spuntano?

eruzione denti

Il trattamento risolutivo in caso di ritardo della dentizione è strettamente correlato all’individuazione della causa che determina tale condizione: proprio per questo motivo, è essenziale che il bambino, soprattutto durante la delicata fase di permuta dentale, venga controllato periodicamente dall’ortodontista.

L’obiettivo è quello di intercettare il problema prima che questo crei danni irreversibili ai denti adiacenti o che costringa il piccolo paziente a sottoporsi a trattamenti ortodontici più lunghi e complessi.

Durante la visita ortodontica verranno valutati diversi parametri quali:

Questi dati clinici verranno poi confrontati con la età dentale e anagrafica del bambino.

In caso di dubbio, a seconda della condizione di partenza, lo specialista opterà per l’esame radiografico più adatto al piccolo paziente, esponendolo alla minore dose di radiazioni possibile (D. Lgs.187/00) secondo il principio ALARA «As Low as Reasonably Achievable», il livello più basso ragionevolmente raggiungibile riconosciuto a livello internazionale (Linee guida nazionali per la diagnostica radiologica odontoiatrica in età evolutiva, 2017).

🔍 APPROFONDISCI

error: COPYRIGHT myfacexpert.it