Perché l’ortodonzia è importante per i denti dei bambini?

Perché l’ortodonzia è importante per i denti dei bambini? La salute dei più piccoli passa anche dai denti. Un sorriso armonioso non è legato soltanto a fattori estetici ma è dovuto anche allo stato di salute dell’apparato stomatognatico, ovvero l’insieme delle strutture adibite alla masticazione, alla fonazione e alla deglutizione del cibo. Da questo si può comprendere l’importanza di un ambito medico specifico come quello dell’ortodonzia del bambino. Un pensiero piuttosto comune è quello di credere che fino a quando non saranno spuntati i denti permanenti non abbia senso occuparsi della dentatura da latte o decidua: in realtà è proprio in tenera età che è possibile guidare la crescita ossea dei mascellari, correggere i difetti scheletrici e guidare l’eruzione dei dentidenti permanenti. Per questo è consigliabile effettuare una prima visita ortodontica intorno ai 5-6 anni, per capire qual è la conformazione scheletrica e dentale del bambino.

Perché l’ortodontista è una figura di riferimento?

L’ortodontista è un medico dentista o un odontoiatra che ha conseguito la specializzazione in ortognatodonzia, la disciplina che si occupa di correggere, sul piano estetico e funzionale, le malformazioni dei mascellari e le anomalie di posizione dei denti. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il lavoro dell’ortodontista non risponde solo a finalità puramente estetiche, ma ha un impatto anche sulla corretta occlusione, sulla masticazione e sull’igiene orale. Infatti, gli obiettivi dello specialista durante la visita ortodontica sono:

  • valutare la posizione e la dimensione dei denti in arcata, lo spazio disponibile e la salute di denti e gengive;
  • verificare l’eventuale presenza di carie o infiammazioni e che l’igiene orale sia adeguata;
  • osservare la correlazione delle arcate, valutare la fonazione, la deglutizione, la masticazione e respirazione;
  • tramite un’adeguata analisi estetica, verificare come le arcate si inseriscono spazialmente all’interno del viso, valutare le proporzioni di quest’ultimo e l’aspetto di labbra, guance, mento, naso e zigomi;
  • esaminare le condizioni della articolazione temporo-mandibolare (ATM).

Il trattamento ortodontico nei bambini: quando è necessario un intervento precoce?

La fase di trattamento ortodontico precoce potrebbe essere definita come fase ‘ortopedica’. Questo tipo di terapia consente di agire sulle ossa e creare i presupposti per una permuta dentale ordinata e per una crescita armonica dei mascellari superiori e inferiori. Ma quando è possibile parlare di trattamento “precoce”? Un trattamento ortodontico è definito precoce nel momento in cui si ha necessità di intervenire sui denti da latte o quando stanno spuntando i primi denti permanenti. In fase precoce, diagnosi e terapie adeguate possono evitare l’insorgere di malposizioni dentali, escludendo o riducendo spesso la necessità di ricorrere in età adolescenziale a trattamenti ortodontici più complessi. In altri casi, il trattamento ortodontico precoce mira a creare situazioni più favorevoli per la seconda fase di terapia in dentizione permanente.

Perché ricorrere all’apparecchio ortodontico?

Un trattamento precoce può prevedere l’utilizzo di un apparecchio ortodontico. Un dispositivo, fisso o mobile, che in questa circostanza consentirebbe al piccolo paziente di: 

  • riequilibrare la crescita cranio-facciale, ovvero ristabilire una crescita armonica tra le ossa del mascellare superiore e la mandibola;
  • correggere i diametri traversi;
  • indirizzare la presenza di disfunzioni, per esempio le abitudini viziate;
  • allineare i soli denti permanenti presenti in arcata;
  • guidare la permuta dentale.

Spesso molti genitori chiedono all’ortodontista: “È giusto intervenire con un apparecchio già a 5 o 6 anni?” L’apparecchio per i denti può essere utilizzato a tutte le età, ma alcuni tipi di problematiche trovano un reale vantaggio fin da piccoli. Perché? Da piccoli è possibile eseguire alcuni trattamenti in grado di modulare la crescita cranio-facciale. Pensiamo, per esempio, all’espansione del palato. Ma se consideriamo anche altre malocclusioni scopriamo che oltre a quelle ereditarie, alcune possono svilupparsi a causa di abitudini scorrette (succhiare il pollice o utilizzare il ciuccio una volta compiuti i 3 anni). Individuare questi comportamenti o vizi e intervenire precocemente può risultare davvero vantaggioso per la risoluzione delle problematiche ad esse connesse. Molte alterazioni dento-scheletriche causate proprio da queste abitudini viziate potrebbero autorisolversi se intercettate ed indirizzate nelle giuste tempistiche o essere trattate con apparecchiature semplici e poco fastidiose.

Ortodonzia intercettiva: quali sono i suoi vantaggi per i bambini?

Cos’è l’ortodonzia intercettiva? È la branca dell’odontoiatria che ha l’obiettivo di diagnosticare e trattare eventuali alterazioni nella crescita e nello sviluppo delle ossa mascellari dei bambini. Individuare tali alterazioni in maniera precoce non appena si presentano è molto vantaggioso: permette di evitare che durante la crescita e in età adulta possano aggravarsi e di ricorrere a trattamenti risolutivi più lunghi e complessi. La terapia ortodontica intercettiva viene eseguita in età pediatrica nei pazienti con dentizione da latte e mista, ovvero quando sono presenti sia denti permanenti che i denti da latte. Quando il problema riguarda la componente scheletrica e non dentale, è importante intervenire precocemente per impedire lo sviluppo di anomalie e problematiche più complesse. L’ortodontista può trovarsi di fronte ad alcune situazioni cliniche nel bambino come: 

  • Morso inverso posteriore: i denti dell’arcata superiore, normalmente esterni rispetto a quelli dell’arcata inferiore, assumono una posizione interna. Quando la sutura del palato non è ancora completamente saldata, è possibile risolvere questa problematica tramite un trattamento ortodontico rapido ed efficace.
  • Morso aperto anteriore: i denti dell’arcata superiore che normalmente sovrastano quelli dell’arcata inferiore di 3-4 mm, non hanno questo tipo di rapporto ma sono ‘distanti’ creando una beanza anteriore. Questa situazione clinica può presentarsi, ad esempio, in seguito all’abitudine protratta della suzione non nutritiva.
  • Recupero di spazio in un’arcata affollata: prima che tutti i denti permanenti prendano il proprio posto nell’arcata dentaria, è possibile agire tramite la gestione del lee way space, ovvero la “riserva” di spazio che si crea quando cadono i secondi molaretti da latte e vengono sostituiti dai corrispondenti premolari permanenti di dimensioni minori.
  • Sventagliamento degli incisivi, i cosiddetti “denti in fuori”: lo specialista può suggerire di raddrizzare gli incisivi storti tramite l’impiego dell’apparecchi (dopo essersi accertato che il problema non è legato alla conformazione della mascella o della mandibola).
  • Dente che non riesce ad uscire in arcata: il caso più frequente è quello del canino superiore incluso, ovvero il dente che cronologicamente permuta per ultimo e perciò si deve ‘accontentare’ dello spazio che gli hanno lasciato gli altri denti. In questo caso è necessario predisporre al meglio le condizioni per l’eruzione del canino e per il suo allineamento in arcata.
    canino incluso

Nell’infanzia, e soprattutto in adolescenza, vanno valutate anche componenti importanti di socialità e autostima. A volte un problema di natura estetica potrebbe condizionare l’autostima e la capacità di relazione del bambino. In questi casi l’ortodontista cerca di comprendere e gestire al meglio la circostanza affinché la terapia sia efficace anche da questo punto di vista. Inoltre, lo specialista ha il compito di far comprendere al bambino l’importanza della sua collaborazione, a casa e nella vita di tutti i giorni. Per farlo può coinvolgere anche il genitore perché segua e accompagni il trattamento del proprio figlio.

Ortodonzia di fase due: cos’è e che obiettivi ha?

Dopo la prima fase “intercettiva” con funzione ortopedica (utile per correggere soprattutto le alterazioni e le problematiche di natura scheletrica), potrebbe rivelarsi necessaria una seconda fase di natura ortodontica, cioè di spostamento di tutti i denti permanenti per ottenere:

  • un corretto allineamento dentario;
  • il combaciamento tra le arcate; 
  • un ripristino ottimale delle funzioni masticatorie. 

In assenza di discrepanze scheletriche, di alterazioni della permuta dentaria e di altre condizioni che giustifichino l’intervento precoce, il bambino seguirà un monitoraggio con visite periodiche fino alla fine della permuta dentale. Intorno a 12-14 anni l’ortodontista valuterà in relazione alle diverse situazioni cliniche specifiche se effettuare un trattamento ortodontico di seconda fase.

In quali casi intervenire in un’unica fase?

Alcuni quadri ortodontici richiedono solamente l’intervento in un’unica fase, mancando di fatto il trattamento precoce. Quali sono questi casi? 

  • Si pensi, per esempio, all’affollamento dentale: una situazione che, non compromettendo la posizione della componente scheletrica (ovvero quella tra mascella, mandibola e cranio), è risolvibile a permuta ultimata, intorno ai 12-14 anni. 
  • A volte l’ortodontista può scegliere di posticipare la terapia in età più matura perché la collaborazione del paziente molto piccolo risulterebbe insufficiente. 
  • Alcune malocclusioni come quelle di classe III (ovvero quando i denti sull’arcata mandibolare sono avanzati rispetto a quelli dell’arcata mascellare) che spesso hanno componenti genetiche, vengono risolte più efficacemente a crescita ultimata (ovvero quando tutto il potenziale di crescita ulteriore si è esaurito) tramite un intervento risolutivo di chirurgia maxillo-facciale.
  • Tutte le situazioni cliniche in cui la correzione della malocclusione può essere rimandata alla fine della permuta perché non ci sono vantaggi significativi nell’intervento in due momenti diversi.

Il percorso dei trattamenti ortodontici

La prima visita ortodontica andrebbe programmata intorno ai 5-6 anni, per capire qual è la conformazione scheletrica e dentale del bambino. 

  • In fase pediatrica, l’ortodonzia precoce può evitare l’insorgere di malposizioni dentali, escludendo o riducendo la necessità di ricorrere a trattamenti più complessi in età adolescenziale.
  • La terapia ortodontica intercettiva viene eseguita in età pediatrica nei pazienti con dentizione da latte e mista e ha come obiettivo quello di diagnosticare e trattare eventuali alterazioni nella crescita e nello sviluppo delle ossa mascellari dei bambini. Individuare eventuali alterazioni in tempo è davvero vantaggioso, in quanto permette di evitare di ricorrere a trattamenti più complessi in età adulta. 
  • Dopo la prima fase intercettiva con funzione ortopedica, potrebbe essere necessaria una seconda fase di natura ortodontica per ottenere un corretto allineamento dentario e una corretta masticazione.
  • Alcuni quadri ortodontici richiedono solamente l’intervento in un’unica fase. Per esempio, le malocclusioni di III classe possono essere risolte a crescita ultimata con un trattamento chirurgico.

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