Cos’è l’articolazione temporo-mandibolare e quali sono i suoi disordini?

I dolori alla mandibola, al viso, al collo o le difficoltà nella masticazione talvolta possono essere legate alle disfunzioni dell’articolazione temporo-mandibolare. Non tutti conoscono questa articolazione, una delle più complesse del nostro corpo: collega la mandibola al cranio e consente di parlare, deglutire e compiere i movimenti mimici. Ma cos’è di preciso l’articolazione temporo-mandibolare (ATM) e cosa causa le disfunzioni temporo-mandibolari (DTM)?

Articolazione temporo-mandibolare: cos’è?

Viene definita  articolazione temporo-mandibolare, o ATM, la  giunzione tra le ossa temporali del cranio e la mandibola. Posta sul lato del viso, in prossimità dell’orecchio, lavora in sinergia con quella del lato opposto, compiendo movimenti di rotazione quando la bocca si deve aprire e di traslazione quando deve masticare. L’ATM è formata dal condilo mandibolare, dalla fossa articolare dell’osso temporale e da un disco articolare (o menisco) interposto tra le due componenti ossee. Tale articolazione svolge un ruolo essenziale:

  • nella masticazione, tramite l’esecuzione di movimenti complessi nei tre piani dello spazio;
  • nella fonazione e nella deglutizione, insieme alle altre strutture oro-rinofaringee.

Le disfunzioni temporo-mandibolari

Entrambe le articolazioni temporo-mandibolari sono unite da un singolo osso, ovvero la mandibola, e non possono muoversi indipendentemente l’una dall’altra. Si tratta di un sistema complesso, in cui una complicazione o la mancata sintonia tra le parti può determinare disturbi e disfunzioni. Il termine “disfunzioni temporo-mandibolari” (DTM) comprende un certo numero di disturbi che coinvolgono la muscolatura masticatoria, l’articolazione temporo-mandibolare (ATM) e le strutture associate.

Qual è la loro incidenza?

Sono diversi i soggetti che soffrono di disfunzioni temporo-mandibolari (DTM). Il picco d’incidenza dei sintomi di disfunzione temporo-mandibolare è intorno ai trent’anni. Passato questo periodo si osserva una considerevole diminuzione. Inoltre, con un rapporto di 4:1 rispetto agli uomini, le donne sono le più colpite, soprattutto tra i 25 e 40 anni. In generale sono pochi i pazienti che ricorrono al consulto di uno specialista. Lo fanno quando avvertono uno strano “click” alla mandibola, limitazioni nell’apertura o nella chiusura della bocca o difficoltà nella masticazione, spesso associate a dolore.

Quali sono i fattori determinanti?

Le cause che determinano le disfunzioni temporo-mandibolari sono diverse e spesso correlate tra loro:

  • movimenti non corretti della bocca come le abitudini viziate (come il mordere di continuo penna e unghie o l’uso eccessivo di gomme da masticare) e le parafunzioni propriamente dette (il bruxismo e il serramento dei denti);
  • fattori psico-sociali (stress e ansia), ormonali e posturali;
  • alterazioni anatomiche (fratture coinvolgenti l’ATM o anomalie di sviluppo);
  • malocclusioni (considerate un fattore predisponente o aggravante).

Come si manifestano?

Le persone con disordini temporo-mandibolari possono provare, temporaneamente o per anni, dolori e fastidi. Tra i sintomi percepiti dal paziente con problemi all’ATM rientrano:

  • Dolori al volto;
  • Dolori alla mandibola e alle regioni circostanti, orecchio compreso;
  • Dolore al collo o alle spalle;
  • Mal di testa;
  • Difficoltà nella masticazione soprattutto di cibi duri;
  • Blocco della mandibola nel cercare di aprire o di chiudere la bocca;
  • Gonfiore nella parte laterale del viso, del collo o della spalla;
  • Ronzio nelle orecchie;
  • Minore capacità uditiva;
  • Vertigini e problemi visivi.

Inoltre, bisogna prestare attenzione anche ad alcuni segni (in genere identificati dal dentista)che possono rivelare un cattivo funzionamento dell’apparato masticatorio come faccette di usura, interferenze dentali, mobilità eccessiva.

Come è possibile classificare i disturbi dell’ATM?

Le disfunzioni temporo-mandibolari comprendono:

  • I disordini muscolari: possono causare dolori ai muscoli che intervengono nella masticazione o limitazioni nei movimenti mandibolari;
  • Le dislocazioni del disco articolare: inizialmente sono percepite come un click vicino all’orecchio, dove ha sede l’articolazione. Nella maggior parte dei casi sono dovute allo spostamento di un disco, simile al menisco del ginocchio, che viene ricatturato durante il movimento di apertura della bocca. Altre volte si manifestano come un blocco vero e proprio dei movimenti mandibola;
  • I processi infiammatori di tipo artritico o artrosico: i processi infiammatori e degenerativi che si possono innescare portano ad un rimodellamento progressivo di entità variabile dell’articolazione che è spesso accompagnato da dolori, acufeni e cefalee.

Quali sono i rimedi per le disfunzioni?

Non esiste un rimedio unico per far fronte alle DTM. Il professionista a cui è possibile rivolgersi è lo gnatologo: lo specialista che ha competenze specifiche sulle articolazioni della bocca e su tutti gli organi connessi. Per poter individuare quale sia l’origine della disfunzione viene messo in atto un processo diagnostico che si basa su tre fasi:

  • Anamnesi accurata: è la raccolta dei sintomi e degli elementi riferiti dal paziente che aiutano ad identificare le caratteristiche del problema, il momento di insorgenza, la durata e degli  elementi che il professionista ritiene utili per effettuare una diagnosi accurata.
  • Esame clinico: attraverso la palpazione dei muscoli e delle articolazioni e l’esecuzione di test funzionali viene evidenziata la sede e l’entità del dolore, la presenza di limitazioni nei movimenti del collo e di apertura della bocca.
  • Esami strumentali: in genere può essere richiesta una tac “cone beam” (per individuare i rapporti spaziali tra le componenti ossee e la morfologia delle superfici articolari) oppure la risonanza magnetica (per evidenziare la posizione del disco articolare e la sede di eventuali processi infiammatori) che sono di supporto a quanto inizialmente identificato attraverso un accurato esame clinico.

Quale trattamento?

Poiché l’origine dei problemi articolari è su base multifattoriale, anche le soluzioni terapeutiche proposte sono numerose, orientate a ridurre il carico sui tessuti muscolo-scheletrici. Lo scopo principale è quello di ottenere una remissione della sintomatologia e permettere alla mandibola di riprendere la propria funzionalità in assenza di dolore, cercando di evitare che il problema si ripresenti.

Il professionista con competenze in gnatologia, dopo aver illustrato al paziente le implicazioni del problema, può prescrivere:

1) l’utilizzo di un bite (o splint occlusale), un dispositivo in resina che ricopre la superficie occlusale e che permette di:

  • modificare temporaneamente il modo in cui i denti entrano in contatto quando si chiude la bocca; ridurre la sollecitazione delle articolazioni temporo-mandibolari (ATM);
  • facilitare il rilassamento dei muscoli masticatori;
  • modificare e correggere, quando è necessario, in modo reversibile, la posizione della mandibola;
  • proteggere i denti dall’usura dovuta alle parafunzioni.

Il bite deve essere monitorato periodicamente e deve essere indossato secondo le indicazioni fornite dal dentista.

2) alcune sedute di fisioterapia che hanno lo scopo di ripristinare la cinematica mandibolare, la flessibilità delle fasce muscolari, la correzione di abitudini posturali incongrue;

3) una terapia farmacologica con antinfiammatori e miorilassanti;

4) delle tecniche di rilassamento e gestione dello stress (biofeedback);

5) solo in alcuni casi è necessario ricorrere a tecniche più invasive quali l’artrocentesi, che consiste nell’entrare all’interno della articolazione con un ago per effettuare lavaggi con soluzione fisiologica e sostanze antinfiammatorie, al fine di facilitare la distensione dell’articolazione stessa, rimuovere eventuali aderenze e ridurre l’infiammazione stessa.

Anche se meno conosciute, i disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare dovrebbero essere considerati come qualsiasi altro problema o complicazione articolare del nostro organismo. Per questo motivo, in presenza dei primi segnali, si consiglia di ricorrere al consulto specialistico di uno gnatologo.

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